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Il costo crescente della politica sociale

La nuova riforma dell’AVS punta su maggiori entrate e ignora il reale bisogno di riforme. A pagarne il prezzo, alla fine, saranno le giovani generazioni e la popolazione attiva.

La proposta per l’AVS presentata dal Consiglio federale non può definirsi una riforma. Essa si basa quasi esclusivamente su maggiori entrate. La Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider vuole garantire il finanziamento fino al 2040 con un aumento dei contributi salariali e dell’imposta sul valore aggiunto. Non sono previste misure di risparmio né riforme strutturali, come ad esempio l’aumento dell’età di pensionamento. Si continua quindi con la politica dei cerotti.

Una costosa politica sociale
L’AVS necessita di fondi supplementari pari a circa 500 milioni di franchi nel 2030 e fino a 4 miliardi nel 2040. Tuttavia, essa rappresenta solo una parte di un programma di politica sociale in continua espansione. Da più parti vengono lanciate nuove proposte politiche: pensioni più alte per le coppie sposate, assegni familiari più generosi o un congedo parentale più ampio. Tutte queste misure sommate, comporterebbero un ulteriore notevole aggravio per la popolazione attiva.

L’Unione svizzera degli imprenditori stima i costi complessivi tra 11 e 16 miliardi di franchi. Il presidente Severin Moser ha avvertito con forza sulle pagine della NZZ: «Questo supera di gran lunga ciò che è finanziariamente sostenibile. Ciò che viene venduto sotto l’etichetta di “giustizia sociale” è un elenco di desideri senza alcuna considerazione per la realtà dell’economia e delle finanze.»

Il conto sarebbe salatissimo: i contributi salariali o l’imposta sul valore aggiunto dovrebbero aumentare in modo significativo. Si tratterebbe di un forte onere per la popolazione attiva e per le future generazioni e di un enorme indebolimento della nostra competitività.

Un dibattito aperto sull’AVS è mancato finora
Anche la NZZ sottolinea che stiamo ignorando il momento storico in cui viviamo. In un contesto economico incerto, contributi salariali e imposte più alte rischiano di indebolire la competitività della Svizzera. Per questo motivo, Moser chiede che il dibattito affronti anche la questione dell’aumento dell’età pensionabile: «Non possiamo scaricare l’intero onere del finanziamento dell’AVS sulle giovani generazioni lavoratrici e sulle imprese.»

È chiaro che senza un confronto aperto e sincero sulle priorità e sui modelli di finanziamento, lo Stato sociale rischia di trasformarsi sempre più in un costoso elenco di desiderata.