La richiesta di abolire il tetto massimo per le coppie sposate nell’AVS viene presentata come un passo verso la parità di trattamento. In realtà, si tratta di una rottura del sistema a scapito dell’equità contributiva, delle giovani generazioni e di tutti coloro che vivono non sposati e lavorano entrambi a tempo pieno. Il lupo si nasconde travestito da pecora.
Parità di trattamento solo in apparenza
Le coppie sposate, in cui solo una persona ha lavorato, hanno beneficiato per decenni dell’assicurazione congiunta nell’AVS senza dover versare contributi doppi. Per questo motivo la loro rendita comune è limitata al 150%. Le coppie non sposate, invece, versano i contributi individualmente e ricevono due rendite.
Nuove disuguaglianze tra modelli di vita e generazioni
Se il tetto massimo verrà abolito, tutte le coppie sposate riceveranno in futuro una rendita sensibilmente più alta – anche se uno dei coniugi non ha lavorato o ha lavorato solo parzialmente e quindi ha versato pochi contributi AVS. Ne trarrebbero particolare vantaggio le generazioni più anziane, che spesso vivevano con un solo reddito. Le coppie più giovani, invece, nelle quali oggi entrambi contribuiscono, non avrebbero alcun beneficio, ma dovrebbero comunque farsi carico dei costi aggiuntivi.
Ciò che viene definito come “abolizione della penalizzazione del matrimonio” è, in realtà, una penalizzazione del concubinato. Si tratta di una redistribuzione a favore di un modello di vita ormai superato.
A ciò si aggiunge l’effetto generazionale: molte coppie di pensionati, in particolare le donne appartenenti alla generazione del baby boom o alla Silent Generation, hanno lavorato solo parzialmente. Le loro rendite dovrebbero ora essere finanziate dalle generazioni più giovani, in cui entrambi i partner lavorano e che già oggi soffrono per l’aumento del carico fiscale e contributivo.
Conclusione: equità contributiva invece di politica simbolica
L’AVS si fonda sulla fiducia e sull’equità. Chi elimina il tetto delle rendite distrugge entrambe. Una riforma delle pensioni non deve basarsi su simbolismi politici, ma sulla logica dei contributi e della solidarietà.
Ciò che qui appare come parità di trattamento è, in realtà, un vantaggio ingiusto, camuffato dietro a un concetto di giustizia.